7 – Il safer sex: come e perché

sexhiv-15Non ci piace parlare di “sesso sicuro”. Purtroppo l’unico modo per essere “sicuri” è non fare sesso, ma a noi il sesso piace farlo. Parliamo quindi di “sesso più sicuro” o safer sex per indicare le pratiche sessuali durante le quali è molto improbabile che lo sperma, il sangue, i fluidi rettali o vaginali di una persona con Hiv entrino nel flusso sanguigno di un’altra persona. Vogliamo essere sintetici? Usare sempre preservativo e lubrificante nel sesso anale ed evitare sperma in bocca restano le raccomandazioni di base. Poi a guardarle nel dettaglio le cose si fanno un po’ più articolate…

I principi della trasmissione

Per trasmettere l’Hiv è necessario che una certa quantità di virus passi dal corpo di una persona sieropositiva a quello di una persona sieronegativa. In altri termini, se hai l’Hiv, il tuo sperma, il sangue o i fluidi rettali devono penetrare nella circolazione del sangue del partner sieronegativo mediante un’apertura cutanea o una mucosa (come quella del retto o dell’uretra).

Tieni a mente questa regola al momento di soppesare ogni atto sessuale. E tieni presente che la scienza ha dimostrato come un’alta carica virale aumenta la possibilità di trasmissione, motivo per cui attività a basso rischio come il sesso orale possono a loro volta diventare più rischiose se praticate con persone che hanno una gran quantità di virus nel sangue (condizione più frequente in chi non sa di avere l’Hiv).

Quindi se tu volessi sapere cosa è più rischioso e cosa meno nella trasmissione dell’Hiv, dovresti tenere presente che questa è condizionata da:

  • uso di preservativo, lubrificante, dental dam (fazzoletto di lattice o di pellicola che si usa come barriera quando metti la bocca sul culo di un altro), ecc.
  • carica virale
  • tipo di pratica sessuale
  • condizioni fisiche e immunitarie delle persone coinvolte.

Come puoi ben immaginare, non è facile nemmeno per i migliori scienziati tenere presente tutti questi fattori: ecco perché alla domanda “Quale pratica sessuale è più a rischio?” potresti ottenere da diverse fonti risposte contraddittorie.

«Prima facevo un sacco di sesso non protetto, quindi dopo la diagnosi ho pensato che sarebbe stata dura usare il preservativo. Però non volevo contagiare nessuno. Alla fine è stato più semplice di quanto credessi, e continuo a fare il sesso che mi piace»

sexhiv-19Il safer sex nel dettaglio

Cercando di attenerci alle informazioni scientifiche disponibili, vediamo di esaminare i rischi di alcune delle principali pratiche sessuali.

Il sesso anale è il modo più comune con cui l’Hiv viene trasmesso tra i maschi omosessuali: in particolare se a penetrare è la persona sieropositiva – magari con elevata carica virale – il rischio di trasmissione è ancora più alto. Quando scopi, le pareti anali del partner negativo possono danneggiarsi con grande facilità, consentendo allo sperma o al liquido prespermatico di entrare nella sua circolazione del sangue. Indossare un preservativo e abbondare nell’uso di lubrificante a base di acqua è un’ottima strategia preventiva.

Se sei tu quello che viene scopato, sappi che il partner negativo corre comunque un rischio. L’Hiv si trova in quantità notevoli anche nelle pareti rettali e nel corso del rapporto può fare la sua entrata dalla cima del cazzo. Fagli mettere il preservativo e aggiungete lubrificante con regolarità.

Il sesso orale presenta un basso rischio di trasmissione dell’Hiv, rischio che aumenta quando un positivo viene in bocca a un negativo. Il rischio s’impenna quando il partner positivo ha una carica virale alta. Per quanto piccola, esiste infatti una casistica di trasmissione dell’Hiv per via orale. Le ulcere, le gengive sanguinanti e le gole infiammate possono implicare la creazione di aperture attraverso le quali il virus può fare il suo ingresso. Il sesso orale brutale o la pratica nota come “gagging” possono danneggiare le pareti della gola aumentando il rischio di trasmissione.

Molti si domandano se il liquido prespermatico (cioè quello che esce dal glande prima dell’orgasmo) sia in grado di trasmettere l’infezione: purtroppo i dati scientifici in merito sono pochi, c’è solo uno studio che dimostra che chi fa sesso anale senza eiaculazione interna (cioè non venendo nel culo dell’altro), rischia praticamente quanto chi va avanti fino all’orgasmo. Nel sesso orale non ci sono dati ma siccome all’interno della bocca sono anche presenti sostanze che offrono un certo grado di protezione dall’infezione, sembra plausibile che la trasmissione in questo modo sia forse possibile solo quando la persona ha una carica virale elevata.

«Per anni non ho usato il preservativo con altri positivi. Poi mi sono beccato la sifilide. Continuo a fare sesso non protetto con un paio di scopamici di lunga data, ma quando si tratta di rapporti occasionali uso il preservativo»

sexhiv-38Ancora sul safer sex

A patto che non ci sia presenza di sperma o sangue, baciare, leccare e succhiare qualsiasi parte del corpo è “sesso sicuro” al cento per cento, così come la maggior parte delle pratiche che comportano l’uso delle mani – carezze, frizioni, masturbazione, fingering e fisting (rispettivamente infilare dita o il pugno nel culo del partner). Il rischio c’è solo se il partner ha dei tagli sulla pelle e lo sperma o il sangue vi entrano in contatto. Per rendere più sicura una sessione di fisting, usa guanti in lattice e abbonda col lubrificante. Se usi un lubrificante a base di olio, poi non scopare il partner: i preservativi tendono a rompersi se entrano in contatto con lubrificanti che non siano a base di acqua o silicone. In caso di fisting di gruppo, chi fista (il fister) deve cambiare guanti passando da un partner all’altro: per prevenire la trasmissione dell’Hcv (il virus dell’epatite C) è importante anche che non usi lo stesso barattolo di lubrificante perché quel virus, molto più resistente dell’Hiv al di fuori dell’organismo, potrebbe essere trasmesso anche in quel modo.

Il rimming (cioè leccare l’ano) non costituisce un rischio di trasmissione dell’Hiv ma è un sistema molto facile per passarsi batteri come quelli del genere Shigella (correlati con l’Escherichia coli e la salmonella) o infezioni come l’epatite A (per la quale la vaccinazione è raccomandata per tutti i gay, soprattutto se con Hiv). L’igiene riduce ma non cancella il rischio di prendersi un’infezione o di trasmetterla.

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L’urina in sé non contiene Hiv, quindi gli “sport acquatici” come il pissing (pisciare addosso al partner) non presentano alcun rischio, a meno che non ci sia sangue nelle urine e che esso entri in contatto con uno squarcio nella pelle. I sex toy condivisi possono essere veicolo di trasmissione dell’Hiv e di altre infezioni, compresa l’epatite C, se non si applica un preservativo nuovo a ogni uso. Lavarli con acqua calda e sapone prima di usarli su un altro partner è meno efficace: se proprio non hai preservativi, lava i sex toys con la varichina.

Il piercing è considerato da alcuni come una pratica sessuale a sé stante e può presentare un rischio di trasmissione qualora non si rispettino determinati standard d’igiene. La pelle fresca di piercing rappresenta inoltre un varco: se dello sperma o del sangue cade in quel punto, l’Hiv può passare.

Le discipline dell’SM (sadomasochismo) o del BD (bondage e disciplina), a volte compattate sotto l’acronimo BDSM, possono comprendere pratiche come quelle appena descritte o altre. L’uso della cera calda, ad esempio, può essere un modo in cui la pelle s’indebolisce e risulta più permeabile all’Hiv in caso di contatto con sperma o sangue. Stesso concetto per le piccole lesioni provocate dalle funi nel bondage. In generale, stabilisci col tuo partner dei limiti ben precisi e negozia un gergo chiaro o una “parola di salvataggio” nel caso in cui il gioco si spinga troppo in là.

«Facevamo sesso già da un mese quando cominciai a fargli capire che mi piacevano determinate cose, come il fisting o un pizzico di sadomaso. A lui invece non piacevano affatto e le etichettava come “rischiose”, anche se in termini di trasmissione dell’Hiv erano più sicure di altre cose che avevamo già fatto. Alcuni tendono a valutare il livello di sicurezza più in base ai pregiudizi che ai fatti»

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