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Conferenza Mondiale AIDS – Amsterdam 2018

Si è conclusa la 22esima Conferenza Mondiale AIDS che si è tenuta ad Amsterdam davanti a 15.000 delegati, oltre a molti politici, Altezze Reali, Ministri… dunque è ufficiale: la presenza dei Ministri non è vietata nelle conferenze mondiali, continentali, nazionali. L’assenza cronica della politica e delle istituzioni italiane nelle conferenze su HIV/AIDS è imbarazzante.
Amsterdam ha accolto la conferenza da par suo, ovunque in città erano presenti bandiere, scritte di benvenuto, cartelli per promuovere la conferenza. In diverse bandiere le tre X simbolo della città, sono state trasformate in 3 fiocchi rossi, simbolo della lotta contro l’Aids.Penso che qualunque attivista si sia sentito accolto come a casa.

 

La conferenza non è stata caratterizzata da moltissime novità, ma alcune decisamente fondamentali per le persone che vivono con HIV. La più importante, secondo me ovviamente, è la conferma definitiva che le persone con HIV in terapia efficace non sono contagiose, neppure se gay, neppure se fanno sesso anale senza condom con eiaculazione interna. Lo studio Partner2 è stato di fatto un prolungamento dello studio partner1 (studio prospettico osservazionale in 14 Paesi europei inclusa l’Italia), motivato dal fatto che nel precedente studio il numero delle coppie gay arruolate non era stato sufficiente a garantire un dato solido dal punto di vista statistico o, per essere esatti, non era solido quanto quello delle coppie eterosessuali. Allo studio Partner2 hanno partecipato 972 coppie

Studio Partner 2: Conclusioni

gay sierodiscordanti, di cui 779 arruolate. La viremia del partner positivo, doveva essere inferiore alle 200 copie. I criteri di inclusione prevedevano che il sesso praticato nella coppia fosse senza condom, non fosse stato il ricorso a PEP o PrEP, che, per il partner positivo, la carica virale nell’ultimo anno si mantenesse stabilmente al di sotto delle 200 copie/ml. In caso di sieroconversione, era prevista un’analisi filogenetica per mettere a confronto la polimerasi dell’HIV-1 e le sequenze di inviluppo in entrambi i partner per identificare le trasmissioni collegate. Le coppie arruolate aveva una età mediana di 40 anni, dichiaravano di fare sesso senza condom da in media 1 anno. Durante il periodo di osservazione, sono stati dichiarati 74.567 “atti sessuali” senza condom; il 37% dei partner HIV negativi ha dichiarato rapporti sessuali con persone diverse dal partner HIV+ stabile. Ci sono stati 17 casi di diagnosi di HIV nei partner sieronegativi, ma l’analisi filogenetica ha dimostrato che non c’era connessione fra la nuova diagnosi e il virus del partner HIV positivo. In conclusione nonostante i quasi 75.000 rapporti sessuali in coppie sierodiscordanti con il partner positivo con carica virale non rilevabile, ci sono state zero nuove diagnosi interne alla coppia.
Chiamiamolo “positivo non infettivo”, U=U, “Non rilevabile= Non trasmissibile”, chiamiamolo come vogliamo ma ora, finalmente, possiamo dichiarare che una persona HIV positiva in terapia efficace non è contagiosa. A 10 anni da quando ascoltai il professor Vernazza parlare del primo studio alla base della Tasp, finalmente possiamo scientificamente affermare che non siamo untori (termine medievale di merda che non userò più). Per capirci bene: le coppie facevano sesso anale senza condom con eiaculazione interna = nessun contagio.

Un’altra buona notizia per le persone sieropositive, viene dallo studio Gemini sponsorizzato da ViiV. Lo studio ha dimostrato che anche nei pazienti che iniziano per la prima volta la terapia antiretrovirale, una duplice con Dolutegravir+Lamivudina è potente a sufficienza per garantire un risultato equivalente ad una triplice terapia. Sembra una “banalità”, ma significa che possiamo assumere un farmaco in meno senza nulla togliere all’efficacia del trattamento, penso che questa possibilità significhi, nel lungo periodo, meno problemi fisici per le persone che vivono con HIV. Non mi sembra una cosa su cui soprassedere. La relazione era su dati a 48 settimane. I criteri di arruolamento prevedevano l’assenza di infezioni da HBV e HCV (epatite B e epatite C), il virus non doveva presentare evidenti resistenze ai farmaci, il paziente doveva avere meno di 10 giorni di terapia alle spalle ossia pressoché nulla. 21 i Paesi coinvolti in tutto il mondo, inclusa l’Italia. Obiettivo primario a 48 settimane: pazienti con viremia <50 copie/ml. I farmaci a confronto erano, come ho detto, Dolutegravir+Lamivudina – Dolutegravir+Tenofovir-Emtricitabina. Oltre 1400 le persone arruolate divise in due bracci. I risultati a 48 settimane sono equiparabili, forse farei un po’ di attenzione nel caso il paziente abbia meno di 200 CD4 al basale, ma anche li è da valutare. Non ci sono state resistenze-mutazioni, ovviamente i reni e le ossa hanno molti meno problemi con DTG+3TC (Dolutegravis-Lamivudina). Studi di switch, ossia relativi a un cambio di terapia per i pazienti che già sono in trattamento, sono in corso. Ma va detto che si sono numerosi dati clinici a supporto dello switch già in essere oggi.

Il Global Village anche in questa edizione della IAC (International Aids Conference) è stato il vero motore del convegno. L’evento principale è stata, probabilmente, la grande marcia di protesta, alla quale anche chi scrive ha preso parte. Un lungo corteo colorato dove fortissima è stata la presenza degli attivisti MSM. Ogni gruppo ha manifestato portando istanze precise dalla propria esperienza. Noi di Plus abbiamo preso posto, insieme a LILA, nello spezzone di corteo dedicato alla lotta contro la discriminazione al grido di U=U riportato nelle diverse decine di lingue nazionali delle persone presenti alla marcia. Così che U=U è diventato N=N, K=K, e così via ma sempre con la medesima forza per dire basta con lo stigma, non siamo più contagiosi. Il Global Village è stato in particolare animato, quest’anno, dalla vivacità delle associazioni di sex worker. Ad esse si deve il tentativo di boicottare la prossima conferenza che si dovrebbe tenere a San Francisco nel 2020. In effetti, dopo anni di proteste, l’amministrazione Obama tolse il divieto di ingresso negli USA per le persone sieropositive e, a mo di premio, ottenne la Conferenza Mondiale a Washington nel 2012. A dire la verità sia Plus che Lila segnalarono subito l’incongruenza perché il ban per le persone prostitute, per i consumatori di sostanze, ecc. è rimasto ed è tuttora in vigore. Da una eventuale conferenza a San Francisco, salvo consistenti cambiamenti nelle leggi immigratorio statunitensi, buona parte degli attivisti resterebbero esclusi, cosa assurda che non può assolutamente essere. Inoltre l’amministrazione Trump ne combina una ogni giorno anche in campo lotta contro HIV/AIDS per cui non è davvero il caso che un evento importate coma la IAC sia concesso a un Paese che discrimina chi lotta contro HIV. “Niente su di noi senza TUTTI NOI”. Chiarito questo, diciamocelo, il vero evento clou del Global Village è stato “Facing taboo: Drag graphic novel” by Paula Lovely e Luca Baghetta (Conigli Bianchi). Grazie a Paolo Gorgoni – aka Paula Lovely – la presenza di Plus al Global è stata un successo. Un garbato mix di canzoni, video, testi che hanno spinto sul pedale delle emozioni, fra testimonianze personali, advocacy e attivismo politico.

Sandro Mattioli
Plus Onlus
Presidente

 

la partecipazione di Plus Onlus alla IAC 2018, è stata resa possibile grazie ad un contributo non condizionato di ViiV healthcare.